giovedì 17 marzo 2011

ANALISI DEL SESTO CAPITOLO DEI PROMESSI SPOSI

Il sesto capitolo dei Promessi Sposi è suddiviso in due macrosequenze :
  •                   La prima ambientate nel castello di Don Rodrigo il pomeriggio del 9 novembre.


·         La seconda invece ambientata nella casa di Lucia , nella casa di Tonio e nell’ osteria .


La macrosequenza iniziale è formata da due sequenze di carattere dialogico , la prima delle quali (rig. 1 al 117) consiste nel dialogo tra Fra Cristoforo e Don Rodrigo .
Fra Cristoforo fa visita a Don Rodrigo nel suo castello per chiedergli di non importunare più in alcun modo Lucia , permettendole così di sposare Renzo. Don Rodrigo però non ne vuole sapere e quando Fra Cristoforo capisce che non c’ è più nulla da fare , il colloquio si trasforma in un duello verbale nel quale Don Rodrigo per provocare ancora di più Fra Cristoforo gli suggerisce di far mettere Lucia sotto la sua protezione, nella sua casa . A queste parole Fra Cristoforo non trattiene più la sua indignazione e la vecchia natura del cavaliere si trova d’ accordo con quella del cappuccino ( rig. 74 << l’ uomo vecchio si trovò d’ accordo con quello nuovo …>>) , e predice a Don Rodrigo l’ avverarsi su di lui della giustizia divina : << Lucia è sicura da voi: ve lo dico io povero frate; e in quanto a voi, sentite bene quel ch'io vi prometto. Verrà un giorno...>>Rig. 95 . Alla fine il frate  << rimase immobile , come , al cader del vento , nel forte della burrasca , un albero agitato ricompone naturalmente i suoi rami , e riceve la grandine come il ciel la manda …>> viene cacciato bruscamente fallendo la sua missione, tuttavia don Rodrigo rimane scosso dalle minacciose profezie del cappuccino.
Lo scambio di battute tra il frate e Don Rodrigo  viene definito da Manzoni un vero e proprio duello non solo nel senso di natura morale, ma anche per la gestualità in quanto Don Rodrigo si presenta piantandosi in piedi nel mezzo della sala e Fra Cristoforo si atteggia prima a guardinga umiltà per poi replicare portando avanti il teschietto di legno attaccato sulla corona del rosario , e poi comincia una vera e propria schermaglia che si conclude con un “incrociarsi di lame” ( la mano minacciosa levata del frate , subito bloccata dalla presa di Don Rodrigo).
Manzoni descrive minuziosamente gli atteggiamenti fisici dei due “avversari” ,che rappresentano il duello tra la ragione, la religione contro la prepotenza e la sopraffazione, come se lo vedesse realmente.
Manzoni fa largo uso, in questa sequenza della figura retorica della reticenza per mezzo della quale non termina le battute dei personaggi , bensì le fa immaginare al lettore . Inoltre il nostro scrittore usa una similitudine naturalistica a mio avviso molto bella dove paragona il Frate irato e subito rassegnato al far di Don Rodrigo a un albero agitato dal vento nel bel mezzo di una burrasca , che subito ricompone i suoi rami e riceve rassegnato la gradine.
Quando il frate era in procinto di uscire dal castello per dirigersi verso casa di Lucia, incontra il vecchio servitore di Don Rodrigo che lo trae in disparte e gli riferisce di aver intuito l’ esistenza di un qualche losco piano riguardante la ragazza. Allora il servitore gli promette di recarsi al convento per meglio raccontargli la vicenda. Fra Cristoforo interpreta il dialogo e l’ intervento del servitore come un segnale divino, della PROVVIDENZA, e speranzoso si reca a casa di Lucia.
Manzoni usa la presentazione diretta del servitore per dare risalto al personaggio, che, pur essendo secondario, diviene significativo in quanto svolge la funzione importantissima di rivelare i piani di Don Rodrigo a Fra Cristoforo.
 Al rigo 162 possiamo individuare i primi cenni del tema del capitolo su cui il narratore riflette più volte: la difficile distinzione tra il bene e il male  e se sia giusto usare gesti illeciti per giungere ad un bene più alto. Infatti il servitore di Don Rodrigo riesce a svelare i piani al frate perché aveva  origliato le discussioni private del suo padrone.
Anche la seconda macrosequenza è formata da due sequenze entrambe prevalentemente dialogiche. La prima delle quali è ambientata a casa di Agnese, madre di Lucia, dove espone ai promessi sposi la sua idea per realizzare le nozze. La sua idea consisteva nel recarsi all’ improvviso a casa del curato assieme a due testimoni e proferire la formula di matrimonio davanti al prete e il matrimonio sarebbe stato legale. I due promessi sposi hanno due diverse reazioni a questo piano: Lucia rimane lì ferma immobile con uno sguardo che esprime più meraviglia che fiducia, mentre Renzo vuole sapere come effettuare il piano. Dopo che Agnese spiega loro il piano, Renzo decide di partire subito per andare da Tonio, a chiedergli da fare da testimone.
Manzoni in questa sequenza  ci fa intuire  il tema del capitolo come accaduto prima grazie all’ uso di gesti illeciti, come il matrimonio a sorpresa per raggiungere il bene più alto del matrimonio tra Renzo e Lucia, negato da Don Rodrigo. Lucia, al contrario di Renzo è contraria a questo matrimonio a sorpresa perché non è “alla luce del sole”. L’ ultima sequenza può essere divisa in due parti: la prima, ambientate a casa di Tonio,  la seconda,ambientata all’ interno dell’ osteria.                                                                      Renzo, recatosi a casa di Tonio, lo trova intento a cucinare polenta per la sua numerosa famiglia e lo invita a cenare all’ osteria per discutere da soli. Manzoni, in questa sequenza, ci fa intuire alcuni effetti della crisi economica di quel tempo, come la mancanza di cibo.                                                                                                           Quindi ora il luogo della storia cambia: si passa dal luogo ospitale e caldo della casa, al luogo dell’ osteria, ritenuto un luogo negativo in quanto è proprio nell’ osteria che si formulano intrighi di ogni genere. Il linguaggio in questa sequenza cambia radicalmente, si passa da un linguaggio alto e colto del dialogo tra Frate Cristoforo e Don Rodrigo a un linguaggio popolare. Il cambiamento di stile è reso evidente dall’ uso di proverbi durante il dialogo tra Renzo e Tonio.                                                            Renzo riesce a convincere Tonio a partecipare a quest’ intrigo pagandogli il debito che quest’ ultimo aveva con Don Abbondio. Renzo però non possiede il secondo testimone,  allora Tonio gli propone di chiedere a suo fratello Gervaso. La sequenza, e con essa il capitolo, si conclude con l’ appuntamento che si danno Tonio e Renzo per il giorno successivo.
I luoghi di questo capitolo sono 4 : Il palazzo di Don Rodrigo , la casa di Lucia , la casa di Tonio e
l’ osteria.                                                                                                                                Questi luoghi rispecchiano le condizioni e le contrapposizioni sociali che caratterizzano la vicenda. In questo capitolo, come nel quinto, il palazzotto di Don Rodrigo che ospita il colloquio e il forte contrasto fra Don Rodrigo e Fra Cristoforo costituisce lo “spazio del potere” e ritenuto uno spazio negativo. Manzoni nel quinto capitolo per descrivere il paese e il castello di Don Rodrigo fa uso di molti termini degradati ( come : omacci tarchiati e arcigni … zanne … aizzasse … digrignar le gengive …) e inoltre applica anche una descrizione focalizzatrice, che serve a focalizzare l’ attenzione su un personaggio che abita in quell’ ambiente e che ne rispecchia le caratteristiche. Secondo luogo molto importante è la casa di Lucia, luogo positivo dove gli “umili” organizzano la propria reazione e resistenza alle ingiustizie dei potenti. A questo luogo di calore e familiare possiamo accostare anche la casa di Tonio , che anche se povera e umile , rispecchia le caratteristiche dell’ accoglienza e della sincerità degli affetti .
Infine l’ ultimo luogo è quello dell’ osteria rappresentato da Manzoni come un luogo negativo perché è luogo generatore di inganni .

I personaggi della vicenda sono Don Rodrigo, Fra Cristoforo, il servitore di Don Rodrigo, Agnese, Lucia, Renzo, Tonio.
Don Rodrigo: Don Rodrigo è un personaggio che vive nel crimine e la sua malvagità non conosce limiti. La descrizione del suo palazzo nel quinto capitolo infatti presenta le sue stesse caratteristiche.


Manzoni omette la descrizione fisica di don Rodrigo ad eccezione di tutti gli altri protagonisti del romanzo, come se gli fosse negato il diritto a essere considerato una persona. Certamente questa punizione è più grave di qualsiasi altra condanna esplicita. Anche gli abitanti sono di pessimo carattere e tutti sono malfattori, cosa che sta a sottolineare la condizione di vita di don Rodrigo, capo di questa organizzazione. Signorotto locale, potente e meschino, mosso dall'orgoglio di casta e dal terrore della superstizione, la sua forza non è reale ma è costituita dai Bravi, che nascondono la sua debolezza. Infatti prova un “misterioso timore “ dinanzi alle parole minacciose di Fra Cristoforo.


Fra Cristoforo: è il primo personaggio storico del romanzo , la prima cioè di quelle figure realmente esistite che Manzoni riprende e adatta alla sua opera letteraria.                                                     
Le principale caratteristiche morali di Fra Cristoforo sono: l’ avversione attiva a ogni sopruso e ingiustizia e il costante invito all’ abbandono fiducioso nei disegni provvidenziali di Dio, rispettandone incondizionatamente le sue leggi.                                                                                                                       Inoltre Manzoni nel personaggio del frate applica il classico “ritratto manzoniano”, dove i particolari fisici sono rivelatori della personalità: il carattere fiero e deciso evidenziato da un capo raso, salvo una piccola corona di capelli, la barba bianca e lunga, che evidenziavano due occhi profondi e incavati che talvolta sfolgoravano come cavalli bizzarri, a fatica controllati da un cocchiere, che  sanno di non poterlo battere e pagano la loro vivacità con una buona tirata di morso descrizione presente nel quarto capitolo.

Lucia: è rappresenta come la classica brava ragazza religiosa; già dai diminutivi con cui descrivono la sua casa si capisce che genere di persona sia. E’  una giovane molto accorta ed è molto religiosa, determinata e riflessiva.
Renzo: è un giovane che conosce la vita solo nei suoi aspetti più semplici e consueti, la fatica del lavoro e la forza degli affetti. Renzo è rimasto orfano in giovane età, è abituato a badare a se stesso e si è creato un onesto lavoro, una sicurezza per sé e per Lucia. È un ragazzo di indole buona, ha tuttavia un temperamento impetuoso, incline a scatti e a ribellioni improvvise. Si tratta di esuberanza più che di prepotenza. Renzo possiede una naturale intelligenza e furbizia che lo aiutano nei momenti critici. Renzo è incline a giudicare il prossimo con ottimismo, ma quando è sicuro di essere oggetto d'ingiustizie si ribella, mettendo in moto la sua scaltrezza. Contro il rivale, Don Rodrigo, si scaglia furiosamente, ma alla fine il suo equilibrio e la sua fede in Dio lo inducono a perdonare.

Agnese: Il suo carattere deciso e sbrigativo, unito ad un'esperienza di vita che forse ella sopravvaluta, la porta ad una sicurezza di giudizio che non sempre si rivela esatta; la sua sollecitudine e l'amore per la figlia Lucia, velati da un riserbo proprio delle persone abituate ad una vita semplice e ridotta ai valori essenziali, la sua facilità di parola e la sua spontaneità, costituiscono un marchio inconfondibile.

Il servitore di Don Rodrigo: è presentato direttamente dal narratore per dare risalto al suo personaggio, che, pur essendo secondario, diviene significativo in quanto svolge la funzione importantissima di rivelare i piani di Don Rodrigo a Fra Cristoforo.

Tonio : amico di Renzo si trova nei guai perché deve 25 lire a Don Abbondio , allora Renzo  decide di aiutarlo in cambio della sua collaborazione per il matrimonio a sorpresa.

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